Il Nobel a Bob Dylan: una giusta anomalia

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di Dalila Giglio

 

E dopo l’inaspettato Nobel per la Pace a Obama, ecco che arriva un Nobel ancora più inatteso: quello per la Letteratura a Bob Dylan.

Che poi tanto insospettato non era, visto che da almeno una quindicina di anni il suo nome figurava tra quelli dei papabili vincitori. Forse, però, nessuno pensava che l’Accademia Reale Svedese avrebbe avuto il coraggio di assegnarglielo veramente, fosse anche solo per la circostanza che il suo nome, se non “stona”, perlomeno suona strano, all’interno di un elenco in cui figurano personaggi del calibro di Hesse, Hemingway, Quasimodo, Montale, Sartre, Neruda, Garcia Marquez, solo per citarne alcuni.

Un anomalo vincitore c’è in realtà già stato: la di vittoria di Fo, circa vent’anni fa, scatenò reazioni di sgomento all’interno dell’opinione pubblica che, come accade adesso per Dylan, si divise in due.

Chi si professa contrario a quanto deciso dall’Accademia, obietta che Dylan è un cantautore: certo, non un cantautore qualsiasi, ma suvvia…il suo pane quotidiano è la musica, non la letteratura. Non saranno solo canzonette, ma non sono neppure racconti, romanzi, fiabe, memoir, saggi, poesie. E dunque la domanda è sorta spontanea: cosa c’entra Dylan con la letteratura?

Apparentemente, nulla. A rigor di logica, i premi per la letteratura andrebbero assegnati esclusivamente agli scrittori e ai poeti, punto.

Eppure, basta leggere la prima e più generica definizione che i vocabolari e le enciclopedie danno del termine “letteratura” per essere colti dal dubbio: per letteratura s’intende, infatti, “l’insieme delle opere affidate alla scrittura che si propongo il raggiungimento di fini estetici o che, pur non proponendoseli, comunque li raggiungono”.

Ecco, allora, che l’assegnazione del premio a Dylan -che peraltro, ad oggi, si è negato e non si sa se sarà presente o meno alla cerimonia di premiazione- acquista immediatamente un senso.

I testi di una canzone non sono forse degli scritti che raggiungono fini estetici? C’è davvero molta differenza tra una poesia e il testo di un brano musicale, soprattutto quando i contenuti del testo si dimostrano di elevato tenore nonché capaci di raggiungere un vasto pubblico, come accade per i pezzi di Dylan?

No, è evidente. Che poi si possa ritenere questa assegnazione fuori tempo, che si pensi che, sebbene certi cantautori scrivano vere e proprie poesie, i Nobel per la Letteratura vadano comunque assegnati a chi della letteratura ha fatto il suo mestiere, che si ritenga che allora sarebbe stato più giusto conferirlo a Mogol o a De Andrè, che Dylan non incontri il proprio gusto musicale e la propria simpatia, che i cantautori non si possano ritenere dei poeti e viceversa, beh, quello è un altro discorso.

Un discorso che ha a che fare con una certa chiusura mentale e, soprattutto, con l’invidia che, si sa, è una brutta bestia.

Il Nobel a Bob Dylan: una giusta anomaliaultima modifica: 2016-10-19T16:03:05+00:00da giacomo-giglio
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