Recalcati: “Viviamo nel tempo dell’egoismo sistemico”

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Il seguente articolo è un estratto dalla lezione di Massimo Recalcati al FestivalFilosofia, pubblicato sulla Gazzetta di Modena.

 

La sconfitta è parte essenziale dell’agonismo» ha spiegato nella propria lezione dedicata all’elogio del fallimento lo psicanalista Massimo Recalcati.

«Solo attraverso il fallimento ci può essere una trasformazione» ha esordito ieri pomeriggio Recalcati davanti a una folla gremita di ammiratori che lo hanno atteso con pazienza fin dalle prime ore del pomeriggio sotto la pioggia.

«Il nostro tempo è il tempo dei corpi e dei pensieri costantemente in gara, perché viviamo nel tempo della competizione, innescando quello che Marcuse definì il principio di prestazione».

«Il nostro tempo – ha continuato – è anche il regno della iocrazia perché il mondo è la nostra scena sulla quale ci esibiamo come in uno spettacolo, pertanto ciascuno è impegnato nella propria autoaffermazione e quindi non c’è tempo per il disorientamento, l’inciampo e il fallimento». Tutti noi viviamo in una condizione di iperattività nella quale non sembra esserci spazio per lo sbandamento, la sconfitta, il fallimento che tuttavia rappresentano un’affermazione riuscita dell’io perché implicano la messa in discussione della propria vita: «Il fallimento ci consente di ripensare la nostra vita, nell’esperienza del fallimento è la vita stessa che ripensa la vita inducendoci a un’attenta riflessione». Giunto alla sua terza apparizione al festival filosofia, Recalcati ha mescolato l’esperienza clinica alla riflessione teorica tenendo viva l’attenzione del pubblico con cui ha dialogato. «Basti pensare al lapsus, all’inciampo della parola, si rivela dove la verità si manifesta, allo stesso modo il sintomo è rivelatore di verità perché nel sintomo qualcosa fallisce: la macchina del corpo non funziona più». Ed è proprio di questo che la psicoanalisi si occupa «solo dove c’è la caduta troviamo la possibilità di trasformazione e dunque la nostra verità».

Ripercorrendo la parabola del figliol prodigo, ha ricordato che oggi come in passato, i figli si rivolgono al padre con un imperativo: «Dammi la mia parte di eredità» ovvero l’esperienza. «L’esperienza, ci racconta Hegel, implica un passaggio nell’erranza, la vita non ha solo bisogno di casa e di appartenenza ma anche di allargare e viaggiare. Il figlio che non fallisce è soltanto un replicante del padre: si eredita solo se si è eretici, il figlio eredita se sa tradire in modo giusto il padre». Saper trarre godimento dalla sconfitta, dunque, sembra essere la sola strada verso la crescita, ha indicato Recalcati che anche in questa occasione ha sfatato due miti del nostro tempo: quello del dialogo come risolutore di conflitto e quello della trasparenza. Facendo riferimento al suo maestro, lo psicanalista francese Lacan, ha affermato che il rapporto uomo-donna è sempre destinato a fallire se non si accetta l’impossibilità di quell’incontro. «La donna chiede di essere l’unica e l’uomo esige di godere del sesso, e dunque la donna vuole parola e l’uomo vuole corpo. Pertanto il solo modo per evitare il fallimento di una relazione è restare un mistero per l’altro. Dobbiamo riconoscere che tra noi esiste qualcosa di incondivisibile e questa incondivisibilità non è un limite della relazione, ma la fonda».

Recalcati: “Viviamo nel tempo dell’egoismo sistemico”ultima modifica: 2016-09-27T09:14:10+00:00da giacomo-giglio
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