Usa, Cina e l’accordo sul clima

g20

Il seguente articolo è apparso anche su Rivista Europae (http://www.rivistaeuropae.eu/esteri/g20-usa-cina-ratificano-laccordo-sul-clima/)

di Giacomo Giglio

Il G20 tenutosi ad Hangzhou, non lontano da Shanghai, è stato per molti versi poco risolutivo: i “grandi” della Terra non hanno concordato una linea comune su come affrontare la stagnazione economica globale, a partire dal nodo dei tassi zero e dalla massa di disoccupati e precari che s’ingrossa di anno in anno, a fronte di uno sfondo geopolitico sempre più segnato da tensioni scoperte e sotterranee. Sui grandi temi militari del momento (Siria e Libia), inoltre, si è registrata una fredda stretta di mano tra Putin e Obama, segnale di un rapporto mai nato e forse definitivamente logorato.

Cop 21

Se il bollettino economico e geopolitico è stato cupo, lo stesso non si può dire delle risoluzioni in tema ambientale: i Presidenti di Usa e Cina, Obama e Xi Jinping, hanno ratificato l’accordo di Parigi – il cosiddetto Cop 21 – e gettato quindi le basi per una lotta sempre più credibile all’inquinamento e al riscaldamento globale.

Con la firma di Pechino e Washington infatti, praticamente tutte le principali aree geografico-politiche del mondo (Usa, Cina, Russia, Unione Europea, Brasile, Oceania) sono ora impegnate all’interno della cornice Cop 21. Permane l’eccezione, pesante, dell’India, guidata da Nahrendra Modi, il quale continua a difendere le “prerogative” dello sviluppo indiano.

La Cina

Particolarmente significativa è la svolta di Xi Jinping: la Cina, in realtà, è impegnata da anni in un’operazione di “maquillage” ambientale (si pensi agli enormi investimenti nell’eolico e nel solare), ma la consapevolezza politica del problema non era mai stata forte come adesso, in un Paese enorme dove buona parte delle metropoli è ciclicamente soffocata dai livelli di inquinamento industriale.

In conferenza stampa, davanti a una pletora di giornalisti di tutto il mondo, Xi ha ribadito che la Cina farà di tutto per limitare le proprie emissioni Co2. “Se la vecchia strada non porta da nessuna parte – ha affermato Xi – è giusto imboccare una nuova strada”.

Gli USA, tra Obama e Trump

Sul versante americano, la firma di Obama non giunge affatto inaspettata: il presidente USA in questi anni ha cercato di dare al proprio Paese una reputazione più ambientalista: il culmine di tale politica è stato la coraggiosa bocciatura dell’oleodotto Keystone XL (un maxi-oleodotto che avrebbe dovuto trasportare il gas estratto dagli scisti bituminosi verso il Canada).

Nonostante l’opposizione repubblicana al Congresso, Obama si è preso ora la “libertà” di firmare: un gesto che potrebbe essere respinto dal suo successore, specie se dovesse trattarsi diDonald Trump, il quale ha da sempre una posizione diversa sulla lotta al riscaldamento globale.

Cina e Stati Uniti rappresentano all’incirca il 40% delle emissioni globali di Co2 del Pianeta: l’accordo, teoricamente, prevede che i due più importanti Paesi riescano a ridurre considerevolmente le loro emissioni entro il 2030, in modo tale da non far crescere la temperatura media globale (rispetto al periodo ante-industriale) di oltre 2 gradi. Secondo la maggioranza della comunità scientifica internazionale, un aumento della temperatura uguale o superiore ai due gradi potrebbe provocare conseguenze gravi, se non catastrofiche, su clima, agricoltura e oceani.

L’accordo di Parigi, che entrerà in vigore solo quando sarà ratificato da almeno 55 Paesi nel mondo (rappresentanti il 55% delle emissioni globali di Co2), rischia di essere un rimedio insufficiente: non solo per l’assenza pesante dell’India accanto ad altre nazioni africane e asiatiche molto popolose, ma anche per la mancanza di un concreto sistema di sanzioni che impedisca a un Paese firmatario non adempiente di cavarsela ugualmente.

In base al principio dell’azzardo morale, se non sussistono forti disincentivi a comportarsi contro le regole, sorge oggettivamente un incentivo a non rispettarle, confidando sull’assenza di un’autorità centrale punitiva. Senza qualche correttivo, in pratica, il trattato di Parigi rischia di far la fine del vecchio Protocollo di Kyoto, malgrado le firme dei grandi della Terra.

Usa, Cina e l’accordo sul climaultima modifica: 2016-09-12T09:06:46+00:00da giacomo-giglio
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