La questione del burkini mostra la debolezza dell’Occidente

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Il seguente articolo è una traduzione tratta dal Financial Times (https://www.ft.com/content/216438a4-6b77-11e6-ae5b-a7cc5dd5a28c)

 

Il dibattito sempre più intollerante che si sviluppa in Europa attorno al burkini è sconcertante per molti musulmani europei. In realtà, l’indignazione liberale alla vista di una donna musulmana in un costume da bagno dice molto di più circa la fragilità del secolarismo occidentale di quanto non lo faccia il ruolo dell’Islam nelle società europee.

 

Per essere chiari: un burkini non è un burka. È un lungo costume da bagno con un copricapo. La sua creatrice dice che circa il 40 per cento delle donne che comprano il burkini non sono musulmane. Nel Regno Unito, la tuta si è imposta all’attenzione nazionale nel 2011, quando è stata indossata dalla famosa chef Nigella Lawson.

 

Ma oggi in Europa, l’abbigliamento islamico conservatore è diventato una parola d’ordine per attizzare uno “scontro di civiltà” vecchio stile tra coloro che presumibilmente vogliono distruggere l’Occidente e le sue libertà duramente conquistate e i difensori dei valori sacrosanti dell’Illuminismo.

 

Il più alto Tribunale amministrativo francese potrebbe aver sospeso il divieto di burkini su alcune spiagge ma l’abito musulmano è spesso visto come una “provocazione”, una minaccia per la coesione sociale in un paese che ha subito molteplici attacchi terroristici negli ultimi due anni.

 

La retorica comincia ad essere ripresa da alcune èlites politiche in Germania, che si stanno avvicinando alla messa al bando del burqa negli spazi pubblici dopo che uno dei ministri più importanti ha proclamato che il vestito non avrà spazio nella società tedesca.

 

I fautori di divieti di abbigliamento si acclamano come difensori della civiltà europea e liberatori delle donne musulmane dai loro uomini patriarcali.

 

Una donna coperta, ragionando con questa logica, viene derubata dalla sua unicità – e viene stereotipata nell’immagine classica della donna musulmana debole, oppressa e bisognosa della protezione statale. Nel vietare il burkini, queste donne emancipate di recente – si spera – saranno incoraggiate a indossare  costumi da bagno succinti ( i quali sarebbero l’apogeo della libertà dell’Occidente dalla religione istituzionalizzata).

 

Eppure, nonostante tutta la muscolosità della laïcité francese, questo modesto vestiario (il burkini) sta proliferando invece di scomparire: un fenomeno che confonde i laicisti.

 

In un certo senso, i sostenitori del divieto hanno ragione: si tratta di uno scontro di culture. Uno scontro tra i sempre più assertivi musulmani europei e le fragili democrazie liberali in preda ad una crisi di fiducia.

 

Questa tensione è stata ben caratterizzata da Jean-Pierre Chevènement, il politico non musulmano probabilmente a capo della nuova Fondazione per l’Islam francese, che ha esortato i musulmani a mostrare “discrezione” nell’espressione pubblica della loro fede.

 

La preoccupazione di Chevènement è eloquente nella sua approssimazione. L’osservanza religiosa “esterna”(indossare il velo o portare la barba) non porta sicuramente a una radicalizzazione o al seme dell’intolleranza. La maggior parte di coloro che commettono atti di violenza in nome dell’Islam hanno a malapena comprensione dei principi della loro fede.

 

Al contrario, la crescente visibilità dei musulmani nella società occidentale riflette una capacità di co-gestione della loro identità mista (europea e musulmana) in un modo che i loro genitori e nonni – immigrati di prima generazione – non hanno avuto il coraggio di mostrare. Il velo è un segno di fiducia in se stessi, non un presagio di estremismo. L’Islam praticato da molti giovani musulmani europei oggi è flessibile, tollerante e accetta le norme prevalenti dell’Occidente, sia sull’omosessualità, sull’aborto o sulll’ateismo.

 

Il burkini ha guadagnato importanza negli ultimi anni, perché le donne musulmane rendono l’Islam “adattabile” alla loro esigenze: in spiaggia, sul posto di lavoro o ai Giochi Olimpici. Le generazioni precedenti, tra cui mia madre, non avrebbero mai pensato di andare in spiaggia.

 

La fissazione per il nemico percepito all’interno è un sintomo di un più ampio disagio sociale: una società che non sembra abbastanza robusta per sopportare una morale conservatrice, la quale è stata una caratteristica del tessuto sociale dell’Europa per secoli.

 

Impantanata in una lunga stagnazione economica, con un elettorato frustrato e diffidente verso ogni èlite politica, l’Europa si trova di fronte alla più grande sfida alla sua libertà e democrazia: decidere se può tollerare qualcosa di diverso da sé stessa.

 

Copyright The Financial Times Limited 2016

La questione del burkini mostra la debolezza dell’Occidenteultima modifica: 2016-08-30T09:22:50+00:00da giacomo-giglio
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