Sul burkini: una battaglia tra uomini sul corpo femminile

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di Dalila Giglio

 

Velo o non velo? Bikini o burkini?

L’annosa questione del corpo delle donne è tornata ad occupare le prime pagine dei giornali in seguito al dibattito instauratosi in Germania circa la possibilità di vietare per legge, nei luoghi pubblici, il cosiddetto “velo integrale”, al fine di garantire l’identificazione delle persone e la sicurezza pubblica.

La questione del velo è complessa, ha a che fare con la cultura e con la religione, ed è onestamente difficile esprimere un’opinione obiettiva e ragionevole su tema che la maggioranza degli europei avverte da sé assai distante.

Il velo, tuttavia, offre un’interessante spunto di riflessione sul corpo femminile, che prescinde dall’aspetto culturale e religioso: ai nostri giorni, in un mondo globalizzato e tecnologico, per una donna risulta essere più sconveniente coprirsi all’eccesso o scoprirsi quanto più possibile? E chi è, a stabilirlo?

Da donna occidentale che ha a cuore la libertà individuale e l’autodeterminazione del singolo, mi viene naturale ritenere preferibile un abbigliamento meno castigato e liberamente scelto, ma a ben guardare la situazione è meno semplice di quanto non appaia.

La ragazza che se ne va a spasso con i pantaloncini inguinali e il top aderente e scollato, si sentirà davvero più libera della coetanea che indossa i pantaloni lunghi, la maglietta a maniche lunghe e il velo sul capo?

E una donna che in spiaggia sfoggia un burkini, anziché un bikini, avvertirà realmente del disagio per il solo fatto di essere quasi interamente coperta, anziché quasi interamente svestita, come la totalità o la maggioranza delle bagnanti presenti su quello stesso lido?

E chi, fra loro, riterrà di avere un comportamento consono alla morale e al buon costume? Probabilmente, per ragioni chiaramente completamente diverse e non necessariamente universalmente comprensibili, tutte. Così come tutte saranno convinte di essere state loro a scegliere, direttamente o indirettamente, come abbigliarsi.

Il punto è che hanno tutte ragione, come direbbe Sorrentino. E hanno tutte ragione perché il nocciolo della questione rimane sempre lo stesso: il corpo delle donne è loro, loro soltanto, come d’altronde quello di qualsiasi essere umano, e anche il loro sentire, al pari di qualsiasi individuo, è unico.

E il discorso finisce qui. Posto che a nessun individuo, uomo o donna che sia, può e deve essere permesso, per manifeste ragioni, di circolare nei luoghi pubblici interamente coperto -volto incluso-  o totalmente svestito (e nemmeno col solo intimo addosso), ogni altra disquisizione sull’abbigliamento, delle donne ma non solo di esse, andrebbe abolita.

Il corpo di ognuno di noi, e con esso il relativo diritto di abbigliarlo secondo il proprio gusto, è sacrosanto, e andrebbe rispettato al di là di ogni considerazione di tipo religioso, etico e morale.

È questa la garanzia che ciascun stato (perlomeno quelli europei) democratico e laico dovrebbe riconoscere a qualunque individuo.

Sul burkini: una battaglia tra uomini sul corpo femminileultima modifica: 2016-08-28T20:21:41+00:00da giacomo-giglio
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