L’insostenibile leggerezza d’Agosto

ferie agosto

di Dalila Giglio

 

E ci risiamo: è di nuovo agosto. Tempo di vacanze, finalmente. Lo abbiamo atteso per un anno intero, abbiamo fatto l’impossibile per ottenere un paio di settimane di ferie proprio in questo mese, ci siamo attivati che era ancora dicembre dell’anno precedente per prenotare un albergo o affittare un appartamento in altissima stagione, eppure…eppure adesso che agosto è finalmente arrivato, un sottile senso di angoscia ci pervade.

Un flusso inarrestabile di pensieri di dubbia utilità s’impossessa della nostra mente: “è già agosto, questo vuol dire che l’estate è finita e che non me ne sono nemmeno accorto!”, “tra un mese già gireremo con la giacca”, “ancora quattro mesi ed è Natale!”.

Pensiamo alle imminenti e agognate vacanze e, all’improvviso, come nei peggiori incubi, vediamo dinanzi a noi solo problemi, ostacoli, difficoltà: “e se fa brutto tutto il tempo, che si fa?”, “e se dimentico a casa cose importanti, dove vado a recuperarmele?” “e se smarriscono la valigia e mi tocca ricomprare tutto?” “e se in albergo si mangia male?”

Il viaggio ci appare adesso come un’odissea: interminabili ore di coda in autostrada o estenuanti file ai check in in aeroporto o ritardi eterni sui treni.

Nemmeno una volta partiti e giunti sani e salvi a destinazione, l’inquietudine che ci attanaglia sembra placarsi: il confronto tra il proprio corpo e quello altrui in spiaggia, le giornate ammassati sul litorale che non passano mai, le cene luculliane in albergo che guai a non mangiare tutto che si è pagato profumatamente, le escursioni di gruppo con la guida, se si è in località marine; la noia dopo tre giorni di trekking, camminate, escursioni, passeggiate in biciletta e polenta col cinghiale se si villeggia in montagna; lo sfinimento susseguente alle plurime visite di musei e monumenti iper-affollati, lo stress della lingua che non si padroneggia a dovere, il cibo spesso poco salubre e digeribile se si sta visitando una capitale europea (e il timore di un attentato terroristico, dove lo mettiamo?).

E le punture d’insetto, gli eritemi solari, le infezioni intestinali, il mal di schiena, la stanchezza…per non parlare delle valigie che, nessuno ha mai capito il perché, quando le prepari per il ritorno non si chiudono mai, della consapevolezza di dover aspettare un altro anno prima che l’estate e le vacanze ritornino, dell’idea di dover tornare alla vita di sempre.

Infine, dulcis in fundo, la sindrome da rientro: è lì, che l’angoscia tocca l’apice.

Ed è allora, proprio in quell’esatto istante, che si viene colti dall’irrefrenabile impulso di andare su YouTube, digitare “Impressioni di settembre”, indossare gli auricolari, sedersi, chiudere gli occhi e ascoltare quel pezzo sempre bellissimo, immaginando il variopinto paesaggio che l’autunno, a breve, ci regalerà. Lasciando andare via l’angoscia, lentamente. Fino al prossimo agosto.

L’insostenibile leggerezza d’Agostoultima modifica: 2016-08-10T13:39:28+00:00da giacomo-giglio
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