Easy-Economy: il bail in spiegato facilmente

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Il seguente articolo è stato elaborato dallo studio di consulenza Alyseo Partners (www.alyseopartners.com), a cura di Giulio Crapanzano.

 

Ad inizio anno è entrata in vigore la normativa sul bail-in bancario e sembra che alcuni nodi stiano venendo al pettine. La direttiva 2014/59/UE, in vigore da gennaio 2016, riforma le procedure attivabili in caso di risoluzione nelle crisi bancarie. Gli strumenti che le autorità hanno a disposizione in questi casi sono:

  • vendere una parte dell’attività ad un acquirente privato;
  • trasferire temporaneamente le attività e passività ad un’entità (bridge bank) costituita e gestita dalle autorità per proseguire le funzioni più importanti in vista di una successiva vendita sul mercato;
  • trasferire le attività deteriorate ad un veicolo (bad bank) che ne gestisca la liquidazione in tempi ragionevoli;
  • applicare il bail-in, ossia svalutare azioni e crediti e convertirli in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà o una nuova entità che ne continui le funzioni essenziali.

L’intervento pubblico è previsto soltanto in circostanze straordinarie per evitare che la crisi di un intermediario abbia gravi ripercussioni sul funzionamento del sistema finanziario nel suo complesso.

 

La politica e le personalità di spicco del settore si sono esposti su questo tema. Antonio Pautelli, presidente dell’Abi, spera che «la normativa sul bail-in venga rivista al più presto perché contrasta in parte con la Costituzione» ed ha sollecitato una soluzione europea. Carlo Messina, Ceo di Intesa San Paolo, ha parlato della normativa come di un errore clamoroso.

In Europa non è ancora emersa una linea chiara in merito, ma anche i più scettici, come il ministro delle finanze tedesche Schauble ha dichiarato che ci sono margini per intervenire sulle banche italiane, anche se resta aperta la questione degli aiuti di Stato. Queste ed altre dichiarazioni fanno capire come, anche in Europa, si stia lavorando per affrontare la situazione.

Npl è l’acronimo di non performing loans (prestiti non performanti) e sono attività che non ripagano correttamente il capitale e gli interessi dovuti. Si tratta quindi di crediti la quale riscossione è incerta sia per quanto riguarda le tempistiche che per la solvibilità.

Secondo un calcolo del Sole 24 Ore, sono circa 50 i miliardi di npl pronti a finire sul mercato nei prossimi mesi, dei quali circa la metà provengono da Mps, banca attualmente sotto i riflettori. Sicuramente potrà essere un primo passo verso l’obiettivo di stabilizzare il singolo istituto e, complessivamente, il sistema.

In questo contesto si è inserito il fondo Atlante che è già intervenuto con Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Quaestio sgr sembra che interverrà anche in questa situazione, acquisendo 26,6 miliardi lordi di npl e sarà cruciale la definizione del prezzo di vendita. Il mercato segue con attenzione gli sviluppi, perché il modello Mps potrebbe servire da esempio per altre operazioni simili.

Può essere funzionale un raffronto con la vicenda Banca Etruria, il cui bail-in ha riguardato 250 milioni di obbligazioni subordinate, in questo caso Mps conta 2,8 miliardi di obbligazioni subordinate. Proprio per questo motivo sarà importante l’evolversi della situazione.

Mps soffre di una crisi patrimoniale, ha un attivo di 169 miliardi, capitalizza in borsa solamente 600 milioni per quanto riguarda i debiti ed ha depositi per il 47%, obbligazioni per il 18%, subordinati per il 2%. Gli investitori sono principalmente nazionali e molti di questi sono investitori al dettaglio.

 

Siamo di fronte senza dubbio ad un momento cruciale per il sistema bancario italiano ed internazionale, il quale da tempo soffre politiche interne spesso non consone a profili di rischio adeguati e modelli di business non funzionali. Una soluzione come quella progettata dal Fondo Atlante e da altri investitori avrebbe certamente risvolti positivi, ma non può essere considerata come la norma in quanto sono operazioni straordinarie che richiedono particolari condizioni. Molto più corretto sarebbe porre al sistema regole più rigide e di buona condotta, sia per i risparmiatori sia per gli investitori istituzionali stessi i quali hanno come dovere il mantenimento della stabilità del sistema finanziario generale.


 

Easy-Economy: il bail in spiegato facilmenteultima modifica: 2016-07-15T13:21:14+00:00da giacomo-giglio
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