Il bianco e il nero

abbraccio

di Dalila Giglio

 

Sono solo colori, il bianco e il nero. Eppure, uno dei due sembra farci paura.

Non quando lo indossiamo, sotto forma di abiti o accessori, bensì quando lo vediamo sulla pelle altrui.

Hai voglia a dire che siamo nel 2016, che da otto anni abbiamo un Presidente degli Stati Uniti afroamericano, che molti personaggi di successo del mondo della musica e del cinema hanno la pelle color dell’ebano, che le persone di colore eccellono in numerose discipline sportive, che la xenofobia e il razzismo sono appannaggio delle classi sociali più povere e meno istruite; la realtà è che il diverso continua a insospettirci e a intimorirci.

Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra”: duole ammetterlo, ma risulta piuttosto difficile, se non impossibile, potersi dichiarare completamente scevri di preconcetti e di pregiudizi nei confronti di chi ha la pelle di un colore diverso dal proprio.

Di non cadere nella trappola del nero (da intendersi nelle sue varie gradazioni) =spaccio, prostituzione, violenza, bestialità, miseria, analfabetismo, non sempre siamo capaci. E il fatto che la maggioranza di noi non si sognerebbe mai di fare fisicamente del male a individui da cui ci differenziamo unicamente per il colore della cute, non ci rende necessariamente migliori di chi si mostra incapace di gestire i propri istinti più primitivi e beceri.

Non saremo mai davvero migliori sino a quando, anziché riempirci la bocca di belle parole sull’accoglienza, il multiculturalismo e l’integrazione, di scandalizzarci on line per le morti di neri innocenti per mano dei bianchi, di considerare brave persone solo gli stranieri che conosciamo personalmente, non riusciremo ad accettare, comprendere e rispettare l’alterità altrui e a capire che ciò che è estraneo al nostro limitato universo, non costituisce di per sé una minaccia né un pericolo per la nostra esistenza.

Perché il problema, in fondo, non è il colore della pelle: il problema è il profondo senso di inadeguatezza che avvertiamo nei confronti di tutto ciò che non conosciamo o che esula da quella che noi riteniamo essere la normalità. Inadeguatezza che né l’evoluzione, né il progresso, né la cultura sono riusciti a sanare ma nemmeno a smussare, e le conseguenze di questo sono davanti agli occhi di tutti.

Se solo si potesse ridiventare bambini e tornare a guardare ai colori per quello che sono, e cioè dei colori, poco importa che si tratti di fiori o di frutti o di tempere o di abiti o di epidermide: solo così, potremmo smettere di temere chi non ci appare uguale a noi pur essendolo.

Solo così potremmo smettere di avere paura di noi stessi.

Il bianco e il neroultima modifica: 2016-07-13T13:22:15+00:00da giacomo-giglio
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