Europa sì, Europa no: il dilemma

 

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di Dalila Giglio

 

Europa sì, Europa no…” non so a voi, ma a me la faccenda Brexit ha riportato alla mente un pezzo sanremese degli Elii di qualche anno fa: il brano in questione era dedicato al Belpaese, ma il ritornello dello stesso, seppure solo in piccolissima parte, si potrebbe oggi utilizzare, riadattato, in salsa europea.

Ebbene, Europa sì o Europa no?

La Gran Bretagna, come tutti ben sappiamo, si espressa a favore dell’exit; tuttavia, a poche ore di distanza dalla consultazione referendaria, già si vociferava della possibilità di indire un nuovo referendum, che sarebbe necessario in quanto l’affluenza elettorale è stata alta ma non quanto ci si aspettasse e la percentuale di voti contro la permanenza nell’UE non così schiacciante, sicché forse rivotare sarebbe la scelta più saggia.

Senza considerare le borse impazzite, gli immigrati europei che temono la brutale cacciata, lo spauracchio del passaporto per tutti, il rischio dell’effetto domino: e allora, come si fa? Che si fa adesso che si è verificato lo scenario che tutti temevano ma che nessuno credeva che si sarebbe verificato realmente?

Facciamo che dire che i britannici volevano ma in realtà non volevano? Che pensavano di sapere ma che in realtà non sapevano? Che -acciderbolina!- votano come gli italiani, per istinto o scegliendo quello che sembra loro il meno peggio?

Mah, forse è così. Forse i cittadini britannici sono davvero disinformati, superficiali, approssimativi. Suona un po’ strano da credere, ma la vita ci insegna ogni giorno che tutto è possibile.

Se si fosse trattato di noi, di dubbi ne avremmo avuti assai meno: la maggioranza degli italiani avrebbe detto addio all’UE, e soprattutto all’Unione monetaria, senza troppi rimpianti, con buona pace di Altiero Spinelli.

Ma non è questo il punto. Il punto è l’UE stessa. Al di là di ciò che ogni singolo stato aderente farebbe qualora interpellato, sarebbe il caso di porsi una serie di domande e di provare a darsi delle risposte. I quesiti potrebbero essere, all’incirca, quelli che seguono.

Quanti europei sanno davvero cosa sia l’Unione Europea, come agisca, cosa significhi farne o meno parte? In quanti ne conoscono le origini e la storia? Quanti europei sarebbero in grado di esprimere un voto, sulla permanenza o meno al suo interno, scaturente da riflessioni ragionate e ponderate sull’opportunità di compiere una scelta piuttosto che un’altra e sulle conseguenze che tale scelta avrebbe sugli altri stati membri?

A quanti i nomi di Spinelli, Adenauer, Churchill, De Gasperi, se associati all’Europa, dicono qualcosa?

Porci queste domande e sforzarci di rispondere alle medesime, documentandoci, informandoci, sarebbe importante, perché ci permetterebbe di sapere davvero cosa sia meglio scegliere nel caso in cui dovessimo essere chiamati ad esprimerci sul nostro futuro nell’UE, evitandoci, inoltre, di dover dire al resto del mondo che “è andata così, ma è stata una casualità, sarebbe potuta andare anche cosà. La verità è che non ne sapevamo abbastanza”.

 

 

 

Europa sì, Europa no: il dilemmaultima modifica: 2016-06-29T09:10:09+00:00da giacomo-giglio
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